Avvento, restiamo attenti e vegliamo!

Nella stagione in cui la natura si addormenta nel sonno dell’inverno, le giornate vedono diminuire la luce, la Chiesa inizia il tempo dell’Avvento con l’invito: Vegliate! Vegliate e attendete nei giorni più bui dell’anno, fino a Natale, quando la luce vince le tenebre.
L’Avvento: tempo nel quale imparare ad attendere, in piedi, non schiacciati dalle vicende della vita; né tantomeno seduti, indifferenti a quanto accade nella quotidianità. In piedi, con la speranza negli occhi e nel cuore.
Avvento significa avvicinarsi, venire vicino: il farsi prossimo di Dio. È sempre Dio che viene incontro, si carica della distanza. Dio a noi, noi agli altri, io a me stesso.
Attendere significa “tendere verso”. Implica “svegliarsi” e decidersi per il Cammino. Il Vangelo indica due atteggiamenti per cogliere il senso dell’Avvento: fare attenzione e vegliare. Siamo esperti della vita distratta: fare una cosa e pensare ad altro, incontrare qualcuno ma con la testa altrove. Le distrazioni: gesti senz’anima, parole senza cuore.
Non esagero se dico: vivere con attenzione è l’altro nome dell’Avvento e di ogni vita vera. Il rischio: non accorgersi di ciò che sta accadendo, non cogliere il significato del tempo presente.
Attenti a che cosa? Alle persone, alle parole, agli sguardi, ai silenzi, alle domande mute e alla ricchezza dei doni. Quanta ricchezza di doni sprecata attorno che non sappiamo cogliere. Prigionieri delle abitudini, diamo tutto per scontato.
L’opposto della vigilanza: l’ipocrisia. Vegliare: essere tutto lì dove si è senza escludere nulla di sé. Vigilare: assumere in prima persona la responsabilità, la scelta, l’onere. Essere vigilanti: essere liberi da sé stessi, dal giudizio e dal dare giudizi. L’opposto dell’ipocrisia è la libertà.
Vegliare perché c’è un futuro. Vegliare: guardare avanti, scrutare la notte, spiare l’alba. Nella prova, nella sconfitta o nella malattia, si può volgere l’animo in avanti, si può rivolgere il cuore ancora verso Qualcuno. La speranza rinasce dall’incrociarsi del cammino di Dio con quello mio, dall’incrociarsi dell’argilla con le mani di Dio. È Avvento: il tempo di Dio squarcia il tempo degli uomini, l’attimo è eterno. Ciò che è decisivo è “adesso”. Occasione da non perdere. La vista annebbiata se catturata dalla superficialità, dalla rabbia, dalla frustrazione. Le mani vuote se impegnate ad accumulare, a contare, e anche a ferire. Il cuore appesantito se pieno di banalità, inconsistenza e giudizi.
Accorgersi dell’attimo, non lasciarlo passare senza averlo scrutato e cogliere il passare di Dio.
Ecco il tempo di aprire occhi e cuore per accorgersi dell’Altro. Fare attenzione, dare profondità ad ogni momento, accorgersi di quanta Luce c’è, di quanto Dio vive in ognuno.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Commenti chiusi