La Filocalia

Oh, la nostra infermità! Quali distruzione ha prodotto il male e il nostro eccessivo attaccamento alle realtà sensibili! Ma quello che stupisce è che anche se sentiamo da altri che questa grazia è operante, calunniamo per invidia e nemmeno crediamo che esista una operazione della grazia nel secolo presente. Che dire dunque?
Lo spirito dà la sapienza ai Padri sapienti in Dio e insieme alla perfetta sobrietà, alla vigilanza in tutto, alla custode dell’intelletto, rivela anche il modo di trovare poi la grazia, in quanto cosa realmente mirabile e di altissima scienza. E questo consiste nel pregare ininterrottamente il Signore nostro Gesù Cristo Figlio di Dio (cfr. 1Ts 5,17), non semplicemente con l’intelletto, intendo, e con le labbra soltanto (perché questo è evidente in generale a tutti quelli che scelgono di vivere piamente ed è facile per chiunque): ma, dopo aver rivolto tutto intero l’intelletto verso l’uomo interiore – cosa mirabile – così all’interno, nella profondità stessa del cuore, invocare il santissimo nome del Signore e ricercare la sua misericordia, facendo attenzione solo e soltanto alle nude parole della preghiera, senza accogliere insomma null’altro né di interiore né di esteriore, per custodire il pensiero perfettamente libero da immagini e colori.
I punti di partenza di questa attività e, come direbbe qualcuno, la materia, li abbiamo avuti dallo stesso insegnamento del Signore che ora dice: Il regno di Dio e dentro di voi (Lc 17,21), ora: Ipocrita, purifica prima l’interno della coppa e del piatto e allora sarà puro anche l’esterno (cfr. Mt 23,26), cose queste che non sono da intendersi secondo i sensi, ma riferite al nostro uomo interiore. E anche l’Apostolo così scrive agli Efesini: Per questo piego le ginocchia davanti al Padre del Signore nostro Gesù Cristo… affinché dia a voi… di essere rafforzati con potenza mediante il suo Spirito nell’uomo interiore, perché il Cristo abiti mediante lo Spirito nei vostri cuori (Ef 3,14.16-17).
Che potrebbe esservi di più chiaro di questa testimonianza? E altrove dice: Cantando e salmeggiando nel vostro cuore al Signore (Ef 5,19). Senti? Dice: “nel cuore”. Ma questo non è forse sostenuto anche dal Corifeo degli apostoli, quando dice: Finché non splenda il giorno e la stella del mattino non spunti nei vostri cuori? (2Pt 1,19).
Questo lo Spirito Santo ce lo insegna come cosa necessaria per ogni fedele anche in innumerevoli altre pagine del Nuovo Testamento, come possono osservare quelli che su di esso si curvano con grande attenzione.
Da una tale attività – spirituale e sapiente – unita alla pratica, a tutti accessibile, dei comandamenti e delle altre virtù morali, mediante il calore che proviene al cuore dalla invocazione del Nome santissimo e la sua operazione spirituale, le passioni vengono divorate: il nostro Dio – infatti – è un fuoco divorante (cfr. Dt 4,24) la perversità. L’intelletto e il cuore a poco a poco si purificano e si unificano in se stessi. E una volta che essi si sono purificati e unificati in se stessi, ne viene che i comandamenti salvifici vengono attuati con più facilità, i frutti dello Spirito spuntano nell’anima e tutta la somma dei beni viene copiosamente elargita. Infine, per dirla in breve, ci è in tal modo reso possibile ritornare in poco tempo a quella perfetta grazia dello Spirito che è stata donata sin dal principio nel Battesimo, grazia che è in noi, confusa tra le passioni come favilla tra la cenere: ma una volta che essa viene in tal modo resa luminosamente splendente, ci è dato di vedere e di essere intelligibilmente illuminati, di essere conseguentemente perfezionati e successivamente deificati.
Nicodim Aghiorita

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