May you find some comfort here!

Liberi tutti

Dai virus della mediocrità

Dai dogmi e dalle televisioni

Dalle bugie, dai debiti, da gerarchie,

dagli obblighi e dai pulpiti

Squagliamocela

Subsonica

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito immondo, da quest’uomo!». E gli domandò: «Come ti chiami?». «Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti». E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione. Ora c’era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l’altro nel mare. I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto. Giunti che furono da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di permettergli di stare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Và nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati.
Mc 5,1-20

Tante sono le paure che abitano il nostro cuore, a volte così grandi e forti che ci separano dalla realtà e dalla nostra vita, dalla verità che fa luce.

La paura più grande e che racchiude tutte le altre è la paura della morte, tutti sappiamo che dobbiamo morire e per questo molte volte abitiamo sepolcri che non vogliamo abbandonare.

L’amore di Dio chiama tutte le nostre paure, tutte le bugie su cui basiamo la nostra non-vita a venir fuori.

Paradossalmente a volte le nostre stesse paure ci portano a scongiurare con insistenza Dio di lasciarci in pace, per dimenticare che siamo figli amati e che Lui è si è fatto come noi per vincere la morte con l’Amore.

Dio ascolta la preghiera, usa com-passione, si addossa il nostro stesso male, tutte le nostre paure, accetta le nostre bugie e ci accompagna con forza ad una verità che ci restituisce la dignità di essere umani, consapevoli, liberi e fratelli.

Oggi la parola ci chiama alla luce e proclamare l’abbraccio di Dio per il mondo.

  • Quali paure nascono dalla bugia di non-essere-amato?
  • Quando la verità è stata un tormento per me?
  • Come, ricordando l’amore di Dio su di me, posso annunciare la salvezza agli altri?

Rete Loyola

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