Tacete, o sirene!

Venne la luce a illuminazione di coloro che stanno seduti all’ombra dei sepolcri, e illuminazione voleva dire: riconoscere il dono della luce e mutare anche se stessi in luce che si dona. Ciò sarebbe stata la morte dell’istinto e la sua resurrezione nell’amore.

H.U. von Balthasar, Il cuore del mondo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».
Mt 25,31-46

“Saranno riunite davanti a lui tutte le genti”, quest’uomo in cui si concentra tutta la presenza del divino, piccolo punto, e davanti l’intera estensione dei popoli, varietà di razze e religioni, disseminate nel tempo e nello spazio. Un punto diventa misura del tutto. Un punto illumina definitivamente il senso di ciò che è stato vissuto, fatto, detto. La luce, come in una radiografia, non incontra più ostacoli. Eroicità così come piccinerie quotidiane vengono allo scoperto.

“Perché io c’ero. Anonimo nel fratello sofferente, io c’ero, ero lì che ti tendevo la mano. E tu dov’eri? Hai udito la mia voce? Hai udito il grido di colui che una volta per tutte mise la sua vita ripiena di vita divina ai tuoi piedi, come insorpassabile gesto d’amore? Ti ho chiamato urlando, quante vite ho abitato… E tu mi hai udito?”

Tacete, o voci suadenti! Tacete, sirene che ci promettete un paradiso fatto di piacerini a poco prezzo, di amore a buon mercato. Benedetti voi che avete compreso che la sola sostanza è questa: accogliere e sostenere la vita, nella sua fragilità.

  • Sosta e osserva la scena: l’universo davanti a un uomo, davanti all’uomo nella sua pienezza, che è anche il Dio che si è chinato ai nostri piedi. Che cosa ti suggerisce la scena?
  • Guarda al numero immenso dei sofferenti. Sai dire il nome di qualcuno di essi?
  • Chi e dove non hai saputo ascoltare o vedere?

p. Marco Colò SJ

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