Chi sei?

Dio è presente nel cuore di tutti, se non come presenza, almeno come nostalgia.

Antonio Bello

In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Mt 16,13-19

“Ma voi, chi dite che io sia?” Come un lama gelida di vento invernale quelle parole hanno sferzato i discepoli. Non si tratta più di riportare quello che altri pensano o dicono sul conto Gesù. È finito il tempo di mascherarsi dietro opinioni orecchiate ai margini delle strade e delle piazze di Galilea al passaggio del Nazareno. È il momento di uscire dall’impersonalità del “si dice”, “si pensa”. È l’ora di sbilanciarsi, di dire “io”, di rendere la propria faccia soggetto dei propri pensieri. Non un’accurata riflessione, ma solo uno slancio ardito di passione poteva riempire quel silenzio. “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Frase che, prima di essere teologia, rispecchia i sentimenti e le attese di un pescatore palestinese del I secolo. Tu sei il “Cristo”, il liberatore del mio popolo, l’inviato da Dio, l’annunciato dai profeti. E poi il “Figlio”, colui che con le sue opere e i suoi insegnamenti mi sta mostrando il volto del Padre celeste. Ma soprattutto, il “vivente”: questo Dio lo sento vicino, è Qualcuno di cui mi stai facendo fare esperienza, Gesù, e la cui presenza si riflette nelle mie giornate e le rende come una pesca inspiegabilmente abbondante. “Ma tu, chi dici che io sia?” Ecco la domanda a cui siamo ricondotti oggi, domanda che è ancora pendente, che è ancora mancante di quella sola risposta che in fondo è realmente importante. Non quella degli altri, ma la tua, unica e personale, che oggi puoi dare.

  • E io, chi dico che lui sia?
  • In cosa vedo il volto del Padre celeste?
  • Quand’è stata l’ultima volta che sono riuscito a sbilanciarmi, lasciandomi coinvolgere in prima persona?

Manuel Manuzzi SJ

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