A livello dell’amore

Insegnami a guardare il mondo con il tuo sguardo, invitami a giocare rotolando sul pavimento, aiutami a trovare la purezza e l’innocenza e l’immensa meraviglia…

Simone Cristicchi

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Mt 23,1-12

Parole dure quelle di Gesù. Parole che pongono almeno due domande fondamentali a chi desidera essere suo discepolo. La prima domanda è: essere o apparire? Gesù fa notare un rischio importante: il tuo dirti cristiano è un’etichetta o tocca la sostanza della tua vita? Gesù non condanna nessuno. Non condanna le debolezze di chi cerca di rendere concreto il suo insegnamento. Egli è sempre attento alle debolezze di noi uomini perché conosce i nostri limiti e anche i nostri tentativi di amare come lui ama. E la sua risposta è sempre un abbraccio di misericordia che ci rilancia in un futuro che forse noi stessi c’eravamo chiuso.

E poi c’è una seconda possibile domanda: perché, per sentirti qualcuno, hai posto il potere a idolo della tua vita? Gesù è netto: non fatevi chiamare rabbì, né padre, né guida. Nulla contro queste categorie. Tutto contro la concezione di superiorità nei confronti degli altri che può nascere da un uso fuorviante di questi ruoli. Gesù ci ricorda che non ci sono superiori o inferiori tra gli esseri umani. Ci sono solo fratelli.

I rapporti umani non si devono costruire sulle etichette e sui ruoli ma partendo dal Padre che ci rende figli, tutti allo stesso modo. L’unica differenza tra gli uomini che Gesù ammette è quella della Lavanda dei piedi: un amore che sa abbassarsi e inginocchiarsi per servire il fratello che ne ha bisogno. Questa è l'”inferiorità” preferita da Gesù nei confronti di chi si ha davanti.

  • Quand’è stata l’ultima volta che mi son reso conto di apparire piuttosto che di essere?
  • In quale luogo della mia vita mi riscopro ipocrita?
  • Su cosa vorrei aver potere?

p. Sergio Ucciardo SJ

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Commenti chiusi