Io servo, tu servi, l’amore serve…

Dio bisogna darlo, poi dirlo.

Dio o lo tocchi o non c’è teorema che te lo possa far piacere.

Alessandro D’Avenia

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i Dodici e lungo la via disse loro:

«Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà».

Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio». Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».
Mt 20,17-28

Siamo figli di un Dio molto franco che ancora una volta non teme di dire la verità di se stesso vivendola e ci invita a seguire il suo esempio. La dissonanza tra le mete (il successo, la felicità, la gloria, il benessere, l’indipendenza, la soddisfazione) e il cammino in salita, con le sue fatiche e i suoi affanni, porta tante volte alla nascita di aspettative più grandi di noi, ad illusioni che naturalmente possono divenir delusioni. Come per il Signore, così per noi l’autenticità di quello che siamo si svela nella consapevolezza del valore della relazione, della responsabilità reciproca – attraverso la fiducia nella resurrezione. Noi siamo immagine della libertà di un Dio che ci chiama figli dell’Amore, padri e madri di vita, di identità variegate e comunione. Allora senza paura riconosciamo, accogliamo ed accettiamo i limiti, le fatiche, la morte e trasformiamo una volta per tutte il con-fine in con-tatto. Serviamo l’amore, perché l’amore serve!

  • In quali situazioni sto provando fatica?
  • Come cambia il mio sguardo su queste situazioni, sapendo che io sono amato oltre il mio peccato, oltre le mie virtù e oltre ogni aspettativa mia e degli altri?
  • Se gusto interiormente questa libertà, a chi, oggi, posso servirla?

Rete Loyola

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