Oggi chi vuoi che io sia?

Come raggiungere una meta? Senza fretta, ma senza sosta.
Johann Wolfgang Goethe

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita.

Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!».

Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».

Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». [Gv 13,1-15]

Come vorresti essere ricordato? Quale messaggio ti piacerebbe lasciare agli altri come tua eredità? Quale parola, gesto, immagine, vorresti che gli altri accostassero la tua vita?

Sono domande grandi, troppo grandi, che spesso non abbiamo tempo di prendere in considerazione tra tutte le incombenze quotidiane che dobbiamo sbrigare e le scadenze che ci inseguono. Siamo impegnati, ripiegati sull’oggi. E guai se in nome di un domani che deve ancora venire ci scordassimo di dare importanza a quel presente che apre la strada al futuro.

Ma il punto è proprio qui: senza una meta, una direzione, un orientamento di fondo, il rischio è che il nostro quotidiano diventi solamente un insieme caotico di cose da fare, senza che esse abbiamo più alcun valore per noi. Si rischia di andare avanti solo per inerzia o abitudine. E a un certo punto non riconosciamo più la nostra vita come “nostra”.

Così ci viene donato questo Giovedì santo, giorno in cui siamo chiamati a contemplare il gesto di commiato di Gesù con i suoi discepoli: la lavanda dei piedi.

Tale gesto è come il titolo di un film svelato alla fine della sua visione, è la chiave di lettura dell’intera vita di Gesù: la rivelazione del volto di un Dio che è amore. Amore immeritato, e per questo difficile da accogliere: la reazione di rifiuto di Pietro ci svela questo. Eppure, proprio perché immeritato, tale amore non può essere cancellato da nessun tradimento che noi possiamo compiere.

Quello della lavanda dei piedi è un gesto fecondo perché in esso la memoria di Gesù diventa mandato. Il modo migliore per continuare a onorare, ricordare, e incontrare quel Maestro di Galilea è vivere il suo modo di essere Signore: l’umile servizio al fratello. In questo modo egli vuole che noi lo ricordiamo: “fate questo in memoria di me”.

  • Quando mi sono sentito indegno di farmi lavare i piedi da Gesù?
  • In quale luogo vorrei essere purificato?
  • Cosa mi impedisce, oggi, di lasciarmi amare dal Signore?

Manuel Manuzzi SJ

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