Tempi supplementari

Per Amore non c’è ostacolo di pietra, e ciò che Amore può fare, Amore tenta.
William Shakespeare

In quel tempo, di ritorno da Emmaus, i due discepoli riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».

Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho».

Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».

Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.» [Lc 24, 35-48]

Com’è possibile? Com’è possibile che i discepoli siano rimasti così a lungo increduli, dopo la scoperta della tomba vuota? Dopo aver ascoltato i racconti delle donne andate al sepolcro, di Pietro e di Giovanni, dei due discepoli di Emmaus? Avevano vissuto con lui per un tempo lungo, avevano ascoltato le sue parole, assistito ai miracoli, erano stati testimoni della risurrezione di Lazzaro… Eppure sono preda della paura e smarriti, il loro cuore è pieno di dubbi davanti a un evento così grande. Talmente grande che, quando iniziano a intuire quello che è successo, è la troppa gioia a renderli increduli, come quando ci diciamo “è troppo bello per essere vero!”.

Forse ci stupiamo della reazione dei discepoli, forse li sentiamo vicini anche per questa fatica nel credere che hanno sperimentato, ma di sicuro la consolazione più grande è nel vedere come Gesù sta in mezzo a loro, li aiuta a fare un passo in più, affinché le loro menti e i loro cuori si aprano a qualcosa di più grande di loro.

La buona notizia della Risurrezione è anche questa: la cura paziente e attenta di Gesù verso i suoi discepoli non viene mai meno, non teme di andare ai “tempi supplementari”, di fare gli “straordinari”, di ripetere ancora una volta, perché si creda al suo amore che vince la morte.

  • Quando, come i discepoli, ho faticato a credere nella risurrezione?
  • In che occasione posso dire di aver sentito in modo più forte la presenza del Signore nella mia vita?
  • Quando ho sperimentato nella mia vita che qualcuno si è preso cura di me facendo gli “straordinari”?

Giuseppe Riggio SJ

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