Si mangia!

Se il pane “basta a sé stesso” è perché è molteplice, non nel senso delle sue tante tipologie, ma per la sua essenza stessa giacché il pane è ricco, è vario, il pane è un microcosmo.
Muriel Barbery

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».

Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».[Gv 6,30-35]

Gesù deve aver osservato tante volte sua madre prendere della farina e mescolarla con l’acqua, lavorarla con le mani, lasciarla riposare e poi metterla nel forno. Gesù osserva, chiede, ascolta la storia del suo popolo e la sua personalità diventa impastata di questi, gesti, parole quotidiane e racconti. Noi, suoi discepoli, ci domandiamo come mai la sua vita sazia la nostra fame di significato e di speranza. Egli è così lontano da noi, dai nostri calcoli, dalla nostra volontà di avere tutto sotto controllo, dal bisogno di trovare una conferma a ciò che già sappiamo. Non pensa come pensiamo noi. Eppure è così vicino, cresciuto in una casa come le nostre, testimone dell’operosità dell’uomo e della donna. Davanti al suo mistero, non possiamo che adorare, cioè portare alla bocca, e mangiare.

  • Come accolgo le novità?
  • Quand’è stata l’ultima volta che ho lasciato che gli incontri mi formassero, senza aspettative?
  • Dove trovo gusto e significato nelle mie giornate?

Stefano Corticelli SJ

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