Questione di cuore

La nostra unicità è il dono più prezioso che abbiamo.
Craig Warwick

In quel tempo, dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

A volte la vita ci spoglia delle nostre certezze e ci conduce inesorabilmente verso mete inattese. In questi casi la paura e lo smarrimento possono prendere il sopravvento e la tristezza rischia di prevalere. Eppure proprio questi momenti nascondono una grande fecondità! Tutto dipende dal nostro sguardo, dal nostro cuore.

Il Signore si inginocchia sui nostri piedi segnati dal cammino e trasforma un gesto di sottomissione in una beatitudine. È la buona notizia! Ogni parte di noi, anche quella più nascosta e meno piacevole, è amata. C’è un Padre che ci ha desiderati nella nostra unicità e ci chiede solo di accogliere questo dono.

Un amore così non può essere taciuto e, chiunque lo abbia vissuto nella propria carne, non può che restituirlo. Tuttavia, il Signore è più grande dei nostri schemi e ci sorprende sempre. Questo amore può anche essere rifiutato e tradito. La misericordia non è mossa da ingenua pietà ma da gratuito e profondo rispetto della libertà dell’altro.

  • In quali circostanze, nonostante le apparenze, non ho ceduto alla tristezza?
  • Quale parte di me non accetto e desidero affidare al Signore?
  • Quando mi sono sentito creatura amata?

Maria Pia Sacco

Rete Loyola (Bologna)

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