Ti ho chiamato per nome

Siri pronuncia male il mio nome. È Streisand con la ‘s’ morbida come in ‘sabbia sulla spiaggia.’ Lo pronuncio così sin dall’inizio della mia carriera. E quindi che ho fatto? Ho chiamato il capo di Apple, Tim Cook, che con con piacere ha promesso di cambiare finalmente la pronuncia del mio nome col prossimo aggiornamento del 30 settembre. Per cui aspettiamo di vedere se accadrà davvero, sono eccitatissima all’idea.
Barbra Streisand

In quel tempo, Gesù disse a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?

Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.

In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre».

Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.» [Gv, 14,6-14]

Qui nel luogo e nel momento in cui siamo, Dio si rivolge alla parte più incredula di noi, quella che fa più resistenza alla buona novità, quella che si copre gli occhi avendo paura della luce, bloccandosi per la via.

Altre parti di noi son più umili e sanno che manca qualcosa e con speranza e fiducia ci spingono a dubitare, a domandare, a chiedere. Sono i fatti che che vogliono esser visti, è lo stile con il quale si vive che mostra da dove si viene e dove si desidera andare.

Gesù manifesta quella fiducia essenziale e innata per la quale è possibile esprimere la propria identità profonda, che pur nella pienezza non annulla quella degli altri, piuttosto la convalida.

Ecco che, ancora una volta, fidarsi di un nome vuol dire amare quel limite che ci determina, quel limite che va riconosciuto come essenziale per fare verità; così la vita si comunica per dire l’eternità dell’amore e l’immortalità dell’anima.

Il corpo diviene dunque il luogo in cui lo Spirito Santo opera: l’incontro fra esseri umani è il luogo dove il volto dei figli rivela quello di un unico padre, ogni sua espressione. Questa conoscenza permette il cambiamento, una buona notizia, un’incalcolata novità.

Siamo invitati a rivolgerci a Dio con quella fiducia e quella stima che usiamo verso chi, con confidenza e affetto, chiamiamo per nome, sapendo che con molto più amore e stima viene pronunciato il nostro nome, in continuazione e in tanti modi, per chiamarci alla vita.

  • Quando il mio nome, pronunciato per chiamarmi, mi ha detto l’amore provato per me?
  • Come pronuncio il nome di chi amo?
  • Quali piccole azioni, mie o di chi ho intorno, indicano la via verso il Padre, invocano il nome del Figlio, annunciano lo Spirito di Vita e Verità?

Mounira Abdelhamid Serra

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