A cuor leggero

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Eugenio Montale

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
[Gv 16, 12-15]

Probabilmente ti è già capitato di vivere delle situazioni di addio, cioè di dover salutare una persona cara sapendo che non ti sarà più possibile riabbracciarla, almeno per molto tempo. In quei momenti, che sembrano eterni, un flusso magmatico di pensieri e sentimenti fluiscono dal cuore e si bloccano nella gola: ci sarebbe troppo da dire. Ogni singola parola, ogni intonazione della voce, ogni pausa di silenzio acquistano un peso e una densità inimmaginabile. Questo è il quadro emotivo che adatto a rappresentare questo discorso di commiato di Gesù con i suoi discepoli.

Lui sapeva che nonostante i loro buoni desideri, essi non erano in grado di seguirlo fino in fondo, almeno in quel momento. Perché ciò significava seguirlo fino alla croce. Ma è bello vedere come Gesù abbia accolto e messo in conto questo limite: come ogni buon maestro, egli non ha messo le proprie aspettative davanti alla realtà dei discepoli. Egli ha eliminato il peso delle ansie da prestazione e i massi del dover essere nel rapporto coi i discepoli. Cose che affossano, e non fanno progredire.

Già, però Gesù non limita ciò che i discepoli potranno diventare a ciò che erano in quel momento. Egli intravede già negli slanci del loro cuore potenzialità stupende di dono si sé. Potenzialità che potranno fiorire pienamente quando irrigate dal suo sangue versato per amore. Perché Gesù non è maestro di sole belle parole, ma di vita. E dopo che avrà donato la sua, di vita, sarà proprio questa assenza a dare la possibilità allo Spirito della verità a guidarli.

La verità verso cui i discepoli saranno accompagnati non sarà una qualche teoria complicata, ma la scoperta del modo vero e irripetibile di amare, che altro non è che la verità di noi stessi.

In questo modo lo Spirito glorificherà Gesù nei discepoli: rendendoli in grado, a loro modo, di imitare il loro maestro.

  • Oggi cosa mi impedisce di amare nella verità?
  • Quando in un’assenza ho riscoperto un dono di grazia?
  • In che occasione mi sono sentito irrigato dal sangue di Cristo?

Manuel Manuzzi SJ

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