Goia di figlio amato

Chiudi gli occhi, immagina una gioia
Niccolò Fabi

[Gv 15, 9-17]

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri».

A me rincuora sempre che il Padre, mio Padre, nostro Padre, ci dica di gioire. Mi viene in mente quella gioia fine ed intima che mi consola silenziosamente con la Parola, ma anche quella gioia degli africani che pregano scatenandosi in vere e proprie coreografie di lode.

“Rimani, gioisci, ama!” Dio nella sua versione biblica sembra a volte un po’ retorico, a tratti molto poetico nel modo di parlare, invece altre volte chiama le cose col loro nome, parla di pani e di pesci con contadini e pescatori, a ciascuno secondo la sua personale gioia. Con me parlerebbe sicuramente di musica, ad esempio: è proprio lì che ho sperimentato la prima gioia, lì che rimane a risuonare l’eco della mia gioia.

E in questo ‘rimanere’ nella gioia Lui mi ricorda chi sono: sono figlio, sono inviato, sono amico e posso chiedere quello che voglio. Chi altro mi dà così tanta dignità? Allora scelgo di rimanere davanti al volto di mio Padre. Gli occhi di Gesù mi vedono sempre e a qualsiasi ora. Un volto che mi segue con cura e affetto e non investigando, un volto che mi contempla perché io sono fatto a sua immagine e gli somiglio.

Matteo Penazzi

  • A cosa mi dedico per coltivare la gioia quotidianamente?
  • Mi fermo per essere grato e non dimenticare tutti i suoi benefici?
  • Chiedo il dono di poter esprimere la gioia e di essere grato?

Rete Loyola (Bologna)

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