Dio dei viventi

La bocca
che prima mise
alle mie labbra il rosa dell’aurora,
ancora
in bei pensieri ne sconto il profumo.
Umberto Saba

[Mc 12,18-27]
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

Ti sei mai concesso il regalo di un’alba? Quell’istante in cui la luce a poco a poco colora di rosa la densa tenebra della notte, per poi irrompere con forza che tutto invade, in modo vivo, brillante e abbagliante?

L’alba è il miracolo della risurrezione che ogni giorno si ripete, ti si offre per contemplare il divenire continuo della vita, anche della tua.

Ma cos’è che riveste di vita il fluire del tempo? È la conoscenza della scrittura e la potenza di Dio evocate dal vangelo di oggi. Un gesto semplice e apparentemente indifeso come può essere il pregare, il meditare la parola di Dio, racchiude in sé una potenza di salvezza e di riscatto che sono il premio della fedeltà, dello scegliere Dio rispetto a tutti gli altri venditori di felicità.

Questa vita che vince il tempo Gesù la assimila a quella degli angeli. Tuttavia qui è necessario uscire da quell’immagine angelica fatta di alate ed eteree figure. Nella cultura biblica l’angelo è semplicemente un inviato, un messaggero di Dio forgiato dalla conoscenza della scrittura e dalla potenza di Dio. Essere angeli è dunque saper rispondere in modo attivo e creativo alla parola del Signore, capaci di collaborare nella sua missione d’amore.

Essere angeli, ed esserlo per sempre, è più prossimo di quanto immagini, sta già in quello spazio di silenzio che ti regali e che riempi con il Dio dei viventi.

  • Quando ho sperimentato la potenza della preghiera?
  • In che occasione mi sono domandato il senso profondo della resurrezione?
  • Come vivo l’essere inviato, l’essere messaggero del Signore?

Giuseppe Amalfa SJ

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