Solo per i tuoi occhi

«Se tu mi guardi, divento più bella.»
Gabriela Mistral

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Apparire! Sembra questa una delle cifre della nostra epoca. E stando alle parole di Gesù i selfies compulsivi religiosi erano un problema anche ai suoi tempi. Sembra che Gesù voglia dire come alcune delle dimensioni fondamentali della vita di fede (le opere di giustizia, la carità verso i fratelli, la preghiera, il digiuno) richiedano un certo pudore, una delicatezza che non ostenta. La ricompensa è nel segreto di una relazione intima col Padre che solo scava nell’intimità: anche i sentimenti verso Dio ostentati e messi in piazza sfigurano il volto di Dio e il volto dell’uomo. Sono una caricatura dell’uomo di fede.

È nel segreto, nella stanza al piano superiore, quella del cuore, l’angolo della mia vita in cui mi pongo davanti agli occhi di Dio, che sperimento l’autentica ricompensa: la gioia di essere figlio amato, di approfondire una relazione che mi costituisce come figlio e figlia e mi rende consapevole che dipendo solo da lui.

E in questo incrocio di sguardi tra me e Dio, che non è esposto agli occhi indiscreti dei passanti, passa tutto il buono ed il bello che viene da Lui, e che trasforma il mio cuore e la mia vita. In questo modo ogni azione per la giustizia, ogni mia preghiera o forma ascetica, trova il suo senso e la sua fonte.

  • Per chi vivo? Per chi compio le mie azioni quotidiane?
  • Da chi desidero essere riconosciuto?
  • Da chi dipendo? Da chi dipendono le mie parole, il mio pregare, le mie opere di misericordia e di giustizia?

Michele Papaluca SJ

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