Venga il tuo regno e sia fatta la tua volontà

Il lupo abiterà con l’agnello,
e il leopardo si sdraierà accanto al capretto;
il vitello, il leoncello e il bestiame ingrassato staranno assieme,
e un bambino li condurrà.
Isaia 11, 6

[Mt 10,16-23]
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato». Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra; in verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo.

Dio Padre si presenta nella persona di Gesù come quell’Uomo che sa guardare dentro le cose, dentro il cuore delle situazioni e di ogni persona. Ogni sofferente, ogni oppresso, ogni parte della propria vita rifiutata, non riconosciuta, oppressa porta il nome di Gesù, si chiama Gesù. Questa è la grandezza di un Dio capace di farsi piccolo e indifeso, reietto e rifiutato pur di arrivare all’ultima parte di se stesso, l’essere umano.

Ogni volta che si entra in relazione con Lui si apre l’immensità di un disegno utopico al quale tutti da bambini ci sentiamo chiamati: un mondo in armonia, senza guerre e contese, dove il male e la sofferenza non esistono.

Il discorso che Gesù fa oggi è un’azione di liberazione attraverso la quale un nodo della vita d’ognuno viene esposto: il male va affrontato come una fase del processo, un pezzettino in lavorazione che è possibile gestire solo con l’umiltà e con una visione più ampia di se stessi e del mondo.

È Dio stesso che in Gesù indica la Verità e la Via perché quello che sembra un’utopia venga visto nella sua essenzialità e realizzazione: la vita è data per mettersi in gioco senza paura, con prudenza e semplicità.

La strada dell’unità si apre percorrendola, l’unificazione si realizza scendendo nel campo della propria vita con la forza di chi la vita l’ha donata, camminando incontro al giudizio, all’incomprensione, all’odio e sapendo che non sono le ultime parole, non sono quello che rimarrà.

Quello che rimane è solo l’Amore dato, quell’energia incontenibile che ha dato origine all’universo e che certo non si ferma né dinanzi al dolore né dinanzi alla morte.

  • In che luogo della mia vita vorrei che il Signore portasse unità?
  • Dove sono chiamato a mettermi in gioco, oggi?
  • Quando ho sentito che l’odio non poteva avere l’ultima parola?

Mounira Abdelhamid Serra

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