Parla con me, parla di me

Le parabole sono un atto di cortesia, di rispetto della libertà degli uomini, di condiscendenza, quasi di tenerezza.
Carlo Maria Martini

[Mt 13, 31-35] In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

Attraverso il suo parlare in parabole, Gesù coinvolge partendo da ciò che già si sa: le caratteristiche di un granello di senapa, il funzionamento del lievito… E ciò non è dovuto alla ricerca di un linguaggio più semplice, elementare e popolare utilizzato per adattarsi a degli interlocutori, ma piuttosto riflette un vero e proprio “stile”: quello che ciascuno di noi già sa, perché ne ha fatto esperienza, è davvero utile, interessante e prezioso per Gesù! Il nostro modo di capire e sentire la vita interessa veramente al Signore e, proprio perché ciò avviene in tanti modi, ecco che le parabole sono numerose. Attraverso ciascuna di esse si nasconde la possibilità di intercettare o meno delle esperienze della vita che costituiscono il bagaglio di ciascuno.

La scelta di coinvolgerci attraverso ciò che, in fondo, già sappiamo ha come suo passo successivo la scoperta di qualcosa che ancora non sappiamo bene, non conosciamo nel suo darsi… l’esperienza di come il Padre si renda presente nella vita degli altri uomini (= regno dei cieli) e agisca!

Sappiamo tante cose su processi di lievitazione o crescita dei semi… Ma siamo davvero pronti a riconoscere che è proprio così che Dio opera nella nostra vita? Siamo pronti a dire che l’amore gratuito di Dio non può essere misurato a risultati, ma coinvolge processi, spesso lenti, tortuosi e nascosti? Oppure questo rientra tra le cose che ancora non sappiamo bene ed è per questo importante ritornare alla scuola delle parabole?

Iuri Sandrin SJ

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