La preghiera trasfigura

Un fiore di luce nel nostro deserto.
David Maria Turoldo

[Mc 9,2-10] In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elìa con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Gesù cresce nella relazione con il Padre attraverso la preghiera. Spesso si ritira a pregare, in silenzio, da solo. Preferisce le vette, dove lo sguardo sul mondo si fa più ampio, dove il cielo è più vicino.

Oggi Gesù cerca dei compagni: Pietro, Giacomo, Giovanni – e anche me. Mi porta con sé nel suo spazio più intimo, quello del colloquio con Dio, dove non ci sono censure, dove non ci sono giudizi.

È in questa intimità orante che Gesù si trasfigura: è la preghiera che lo trasfigura e rende il suo volto splendente. “Tu sei il più bello dei figli dell’uomo”, canta il salmo, e oggi possiamo contemplarlo in Gesù: non può esserci volto più bello di chi cerca Dio e trova in lui il compimento di ogni figura, non può esserci veste più bianca di chi sa mettersi in comunione con il datore di ogni bene.

La preghiera può fare di ogni piccolo monte un paradiso dal quale, come Pietro, non voglio scendere. È bello stare con il Signore, ma Gesù non è venuto a fermarsi, non ha preso dimora in un monte dove sempre potessi andare a incontrarlo, è venuto ad amare. E l’amore non può essere fermo, è dinamico nel suo essere in relazione con ogni creatura, è in uscita e in ascolto del fratello che chiama, l’amore è dono fino al limite più estremo di cui Cristo è capace: la vita.

Dal monte sono chiamato a scendere, perché la trasfigurazione continua in ogni uomo che anela a Dio e che cerca nel mio volto quello splendente di un samaritano che lo curi.

  • Ho un luogo del cuore dove vado a incontrare il Signore?
  • Ricordo un evento della mia vita che mi ha fatto gustare la bellezza dell’incontro con Dio?
  • Cosa trasfigura la mia quotidianità?

Giuseppe Amalfa SJ

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