Il mistero della fecondità

Il seme è il tempio dove abita Dio.
Eise Osman

[Gv 12,24-26] In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà.

Gesù prende un esempio dalla creazione per indicare il mistero della nuova creazione. Nel terreno sembra che la forza vitale del seme sia destinata a perdersi perché il seme marcisce e muore. Ma poi la sorpresa della natura: in estate, quando biondeggiano le spighe, viene svelato il segreto profondo di quella morte. Gesù qui esprime la necessità divina di dare la vita attraverso la sua morte. Il seme che volesse conservarsi resterebbe solo e perderebbe la sua qualità di seme: non comunicherebbe la vita. Una vita che non si dona è morta. Si vive infatti in quanto si inspira e si espira: ovvero la vita circola perchè ricevuta e data… per amore.

L’amore autentico, quello del servire, è quello che si lascia gettare nella terra, quello che sa accogliere il peso della zolla che lo sovrasta, è un amore che si perde, si lascia trasformare. Sa che per dare vita deve diventare irriconoscibile. Nel fiore, il seme non si vede più, ma è dentro di lui. L’amore vero sa scomparire, non rivendica continuamente la sua visibilità. L’amore vero conosce l’irreversibilità, il seme che si è lasciato trasformare non può più tornare indietro. Il seme è generoso, dà la vita e non può più riprendersela.

  • Quali sono i semi che ritrovo in me come regalo della vita?
  • Ci sono state occasioni in cui ho sperimentato l’urgenza di regalare un po’ della vita che mi è stata donata?
  • Mi è capitato di vivere situazioni in cui, nonostante, la fatica, il perdermi, ho intravisto la bellezza della vita che stava per sopraggiungere?

Enrica Bonino s.a.

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