E io pago!

I work all night, I work all day
to pay the bills I have to pay,
ain’t it sad?
Money, money, money, ABBA

[Mt 9,9-13] In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Prima che il Signore passasse a chiamarmi anche io ero seduto al banco delle imposte: ogni gesto, ogni atto d’amore non era che un tributo da pagare, un debito da recuperare, un credito da riscuotere. Tutto quello che passava per le mie mani diventava merce oppure denaro e ogni relazione non era che un campo minato di sacrifici fatti nell’ottica di uno scambio opportunistico.

Dopo aver risposto alla sua chiamata tutto ha cambiato peso, quello che era un listino prezzi si è trasformato in una storia d’amore. Nella misericordia ha convertito il mio cuore, strappando ogni traccia della logica economica cui era abituato, piantandovi il seme della gratuità e dunque il rigoglio della vita vera.

Ecco dunque la storia della salvezza: Gesù è già venuto a pagare per me, ha saldato i miei conti, ha estinto ogni mio debito.

Di quale debito faccio fatica a liberarmi?

Quale luogo della mia vita vorrei guardare attraverso gli occhi misericordiosi di Dio?

Con chi percorro la strada per imparare la gratuità?

Verena M.

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