Il respiro del Padre

A volte penso che mio padre sia una fisarmonica: quando lui mi guarda e sorride e respira, sento le note.
Markus Zusak

[Lc 11,1-4] Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione».

Padre: questa è la parola che ci genera nella nostra verità di figli. Gesù, dopo averci svelato il suo mistero di Figlio e di fratello, con questa preghiera ci fa entrare nella paternità di Dio: pregandola, desideriamo quanto ci occorre per viverla.

Questa preghiera è un dialogo diretto tra un “tu”, il Padre, e un “noi”. In Gesù posso rispondere “tu” al Padre che da sempre si rivolge a me. Nel “tu” che rivolgo al Padre, ritrovo anche il “noi” dei fratelli.

Senza il “tu” non c’è preghiera, ma anche senza il “noi” non c’è preghiera, perché non si può stare davanti al Padre separati dal Figlio e dai fratelli. Sarebbe negare la sua paternità proprio mentre lo chiamiamo Padre.

Ciò che chiediamo con questa preghiera, LA preghiera, è già tutto realizzato e donato a noi nel Figlio: la santificazione del Suo nome, il regno di Dio, il pane, il perdono, la fiducia.

  • Con quali atteggiamenti mi rivolgo al Padre?
  • Quanto è viva in me la coscienza di essere figlio e fratello, in Gesù?
  • Come costruisco attorno a me un clima di fraternità?

Milena Acquafredda s.a.

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