La beatitudine dell’attesa

L’attesa è lunga,
il mio sogno di te non è finito.
Eugenio Montale

[Lc 12,35-38] In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

L’attesa è sempre difficile, può essere faticosa o carica di paura. Eppure è una dimensione che occupa molto spazio nella nostra quotidianità, attendiamo in fila alla posta, in fila al supermercato, in fila al casello autostradale, dal medico, prima di un esame, sono molte le attese che ci snervano e in alcuni casi fanno aumentare l’ansia. Al tempo stesso, esiste anche un attendere carico di speranza, di gioia, di entusiasmo ed emozione, come chi attende un figlio, chi attende la persona amata, un incontro importante, la realizzazione di un progetto. Quante volte ci siamo fermati a guardare dietro i vetri il comparire la sagoma della persona amata per correrle incontro…

Gesù ci invita a essere pronti non per qualche impresa ma per essere serviti. È sconvolgente questa proposta, di solito siamo chiamati ad essere pronti per fare qualcosa, mentre in questo caso la prontezza è finalizzata a lasciarci servire da Dio. Capovolgimento di una visione di Dio padrone, che invece si mette a servizio della mia vita.

Essere pronti è avere la veste stretta ai fianchi, è l’atteggiamento di chi è pronto per partire. Solitamente quando ci si prepara ad un viaggio si controlla con scrupolo di aver preso tutto il necessario, avere i biglietti, i documenti. O anche quando ci si prepara ad uscire per un appuntamento si curano nei minimi dettagli l’aspetto esteriore ma anche quello interiore, per esempio su cosa dirò e come. Anche in questo appuntamento con colui che vuole servirci sarà importante farsi trovare preparati, forse ai nostri giorni già il farsi trovare è un aspetto da non sottovalutare, siamo sempre di corsa e con mille impegni che dimentichiamo gli appuntamenti.

Essere pronti è anche tenere la lampada accesa. Consiste proprio nel fare luce, perché al buio non si vede bene e non puoi riconoscere chi ti viene incontro, ecco la sana capacità di discernere chi è colui che viene a visitarci: qualcuno che vuole farci perdere tempo e farci saltare l’appuntamento importante o il Signore?

È capace di attesa vera solo chi è capace di amare. Gesù desidera essere atteso così come si attende l’amato, e noi siamo per Lui l’amata che esce a cercare. E ogni incontro sarà motivo di gioia e beatitudine.

  • Come sono le mie attese?
  • Sono capace di riconoscere chi mi fa perdere tempo e chi è colui che viene a servirmi?
  • Cosa faccio per attendere l’amato?

Claudio Rajola SJ

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